IN ALTRE PAROLE
Illusioni e delusioni. Questa che ci presentiamo non è una rassegna, o quantomeno non è l'ottava edizione della Rassegna internazionale di drammaturgia contemporanea IN ALTRE PAROLE che avevamo pensato e programmato. È quello che resta dopo sei mesi di tentennamenti, trattative, ripensamenti, bilanci e sbilanci; perché la vita delle istituzioni culturali, sia pure piccole come la nostra, è fatta anche di questo, quando le istituzioni, quelle vere, sono in difficoltà e patiscono, come qualsiasi cittadino, i morsi della crisi, l'incertezza delle elezioni, qualche difetto di strategia e qualche caduta di continuità. Diciamo che il 2013 da questo punto di vista non è stato un anno fortunato e che la nostra rassegna, che nel progetto doveva esprimersi al massimo delle sue potenzialità, si è man mano ridotta di peso, è stata amputata di qualche arto e ora si presenta alla ribalta dei nostri occhi quasi irriconoscibile, ma con un pregio che la salva da ogni critica: è la testimonianza di quello che si può fare anche quando sembra che non si possa fare più niente. Ridotta a quattro soli elementi, certifica che la continuità con il passato e con il futuro viene preservata e che l'idea di lavorare sul corpo vivo della drammaturgia contemporanea rimane un'unità fermo della nostra attività. Quest'anno dunque i testi sono quattro e quattro sono le sedi in cui vengono rappresentati: la Sala Squarzina dell'Argentina, il Teatro del Quarticciolo, la Casa delle Culture, il Teatro del Carcere di Rebibbia. La dislocazione delle sedi testimonia la volontà di essere presenti in diverse situazioni ambientali e di coprire, sia pure in modo simbolico, l'intera area metropolitana. Gli autori sono vecchie conoscenze, come nel caso di Ger Thijs che apre la Rassegna a Rebibbia con "Vecchi maestri", un appassionante duello tra due vecchi attori che nella vita sono anche fratelli; o nuove scoperte per il pubblico italiano, come Laila Ripoll di cui presentiamo "Santa Perpetua" che fa parte di una trilogia sulla memoria, in questo caso la memoria storica di un intero paese; o come Guillem Clua, autore catalano di grande successo e di grande drammaticità, di cui presentiamo "Marburg", labirintica kermesse planetaria dove affiorano i virus della malattia, dell'amore e della morte; o infine Trina Davis, autrice canadese di cui rappresentiamo un testo con curiosi risvolti da spy-story, "Il metodo Romeo". Dobbiamo la sopravvivenza di tutto questo alle istituzioni e agli enti che ci sono stati vicini, nonostante tutto: il Dipartimento Cultura di Roma Capitale, il Teatro di Roma, l'Accademia di Arte Drammatica Silvio D'Amico, l'Istituto Cervantes e le Ambasciate dei paesi coinvolti nella rassegna attraverso i loro autori più eminenti.




0 commenti:
Posta un commento